"IO NON SONO BULIMICA." Ma gli altri non sanno che non è vero.
Se solo mi vedeste in università,o fuori di casa,direste che io sia la persona più felice del mondo.
Il dolore è immenso e costante.
E io sono bugiarda.
Nascondo meravigliosamente bene ogni cosa.
"IO NON SONO BULIMICA."
Ma gli altri non sanno che non è vero.
Capisco benissimo cosa provi. Penso che nessuno riesca ad accettarsi sul serio, c'è sempre una qualche "difetto" che notiamo in noi, che sia di natura fisica o anche di natura sociale, psicologica ecc.
RispondiEliminaLe insoddisfazioni sono sempre dietro l'angolo, eppure secondo me c'è una via di fuga: le svolte e i cambiamenti.
Il mutamento, intenso come miglioramento e come svolta positiva, penso sia la nostra unica salvezza.
Non sei la sola e, sopratutto, non sei sola.
Anche se non ti conosco ti auguro di trovare la "svolta" che ti serve per stare meglio, sperando anche io di trovare la mia :)
Ma tu sai che è vero.
RispondiEliminaE il tuo male non è colpa, è verità.
E la verità non si fa mettere a tacere, mai.
Ho provato anch'io la stessa diffidenza per gli aiuti "esterni", ne provo molta tuttora.
E in fondo, come puoi afferrare la spada che ti porgono, se continui a sguainarla contro lo specchio?
Specchio che si rompe, va in frantumi dolorosi, che incidono la carne.
Tu ti odi.
Ma quella Francesca spaventata è una prigioniera, non un'aguzzina.
Io provo tanta tenerezza per lei, vorrei aiutarla ma non ho alcun modo per farlo.
Tu puoi aiutarla. Tu hai i mezzi per aiutarla.
Potessi solo prestarti un po' della tenerezza che provo per Francesca, cosa non potresti fare...
Dolcissima.
EliminaCredimi ci provo ogni giorno a non odiarmi.
Ma è troppo difficile.
Francesca, lo so.
EliminaVorrei poter essere una voce saggia, solida, intatta, ragionevole... purtroppo non è così, perché anch'io devo ancora penare ogni giorno per uscirne... non posso non crederti, perché sono le stesse difficoltà che ho passato anch'io, e che il precario equilibrio che ho raggiunto non vale a farmi dimenticare...
Ma sorella - oso chiamarti così, perché lo stesso dolore ci scorre nelle vene - tu odi i comportamenti di quella Francesca, ed è normale che sia così, giusto anzi... è dall'odio per la malattia che se ne esce, e di necessità, anche - in parte - tramite il disagio per la propria debolezza.
Ma prova ad odiare la malattia, gli impulsi negativi, le azioni riflesse... non torcere anche tu lo sguardo da quella ragazza impaurita.
Perché rimarrà sola.
Ciao
RispondiEliminaPer me, la prima cosa da fare è smettere di elencare i cibi delle abbuffate. Equivale infatti a un prolungamento del supplizio e penso che di una maggiorazione di dolore tu non abbia proprio bisogno!
Dici che smettere è difficile, perché certi cibi sono come una droga: hai fatto centro, perché è comprovato che certi alimenti, all'eccesso, innescano meccanismi di dipendenza.
Come se ne esce? Facendosi aiutare.
Scusa la franchezza, ma trovo che sia da masochisti dire "non voglio e non posso farmi curare". Comprendo che tu, studiando, non abbia risorse economiche adeguate, però ricorda che il medico di base, tenuto al segreto professionale, può indirizzarti a una struttura pubblica. Comunque è un inizio da non sottovalutare!
Penso che sia il peso del condizionamento materno, molto forte, malgrado i chilometri di distanza, a farti preferire il silenzio alla richiesta di aiuto. Valuta che, a parte la sfera emotiva, fortemente provata da anni di DCA, rischi di compromettere la salute fisica. Le pareti dello stomaco, anche il più robusto, non escono indenni dalle abbuffate.
Chiedi aiuto, per carità e, soprattutto, affrancati da una famiglia asfissiante e troppo attenta a salvare le apparenze, come se il DCA fosse un capriccio da risolvere con uno sforzo di volontà
Molto banalmente: se, come scrivi, è quando rimani da sola con te stessa che si scatena il putiferio, semplicemente evita di rimanere da sola con te stessa.
RispondiEliminaSe in questo momento non riesci a cambiare pattern per tua volitività, mettiti in una condizione di non poter fare quello che ti viene dettato dalla malattia.
In mezzo alla gente riesci a mangiare normalmente e ad essere più tranquilla e a stare meglio: stai con la gente. Che siano compagni di Università, conquilini, compagni di squadra, amici... circondati di una rete sociale supportiva che ti impedisca di rimanere sola.
Meno tempo, fisico e mentale, dedicherai al DCA, più esso si allontanerà... e se in questo momento per non arrenderti al DCA hai bisogno della presenza altrui, ben venga questa strategia di lotta. Quando un domani riuscirai a resistere anche da sola, allora potrai applicare altro schema.
Io credo che l'antidoto alle azioni proprie del DCA sia un'azione uguale e contraria che neutralizza il DCA stesso...
Mi dispiace veramente tanto Francesca. Anche per me il momento più pericoloso è il pomeriggio....trova il modo di non stare sola. Lo sport aiuta molto, almeno me...ma non puoi guarire da sola.
RispondiEliminaTi stringo, mi dispiace. Non sei sola.
Ciao gioia...
RispondiEliminaÈ da tanto ke non lascio commenti...
Mi spiace leggere queste tue parole, mi dispiace che il mostro abbia preso così il sopravvento.
Lo so ke nn vorresti sentirtelo dire ma prova a chiedere aiuto, da sole no possiamo uscire da questo tunnel. A torino, alle Molinette, c'è l ambulatorio per dca... forse lo sapevi già.
Comunque non è colpa tua, non è colpa tua. Non devi nemmeno pensare che sia così. La malattia non la si cerca.
Ti stringo forte forte